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Il Laboratorio Freudiano è una scuola quadriennale riconosciuta dal MIUR che ha come scopo la formazione degli psicoterapeuti. La sede milanese del laboratorio freudiano, inaugurata nel 1993, ha ottenuto il riconoscimento ministeriale il 30/05/2002. L’indirizzo teorico è la psicanalisi, secondo l’insegnamento di Jacques Lacan.


Paranoia

Alla luce dell’esito delle elezioni americane il libro di cui parlerò, “Paranoie” di Fabrizio Gambini, risulta estremamente attuale. La vittoria di Trump non è forse dovuta anche alla paranoia sociale infiltrante, contagiosa, diffusa e che lui ha sollecitato? A cui ha promesso soddisfazione e rimedi adeguati in una specie di elogio della razza, americana e bianca. Chi mi legge giudicherà dal seguito se ho torto o ragione.

Ho trovato questo saggio appassionante per più motivi. Intanto perché esplora luoghi – i servizi di salute mentale – e riflette su soggetti – gli psichiatri e i loro pazienti – che ho frequentato quando ero molto giovane, tirocinante nei Servizi Psichiatrici delle Università di Roma prima e di Milano poi. Lì mi allenavo ad apprendere il mestiere di psicoanalista, come era consueto fare per chi si voleva lacaniano: un tirocinio in psichiatria metteva l’aspirante analista a confronto con le psicosi paranoiche e la paranoia è, secondo Lacan, l’humus che alimenta il nostro “io”, l’identità che ci distingue e ci contrappone all’altro.

Ho fatto quindi un salto all’indietro nel tempo ripensando a quei primi anni di formazione e, al tempo stesso, mi sono interrogata sulla mia pratica attuale, perché le paranoie non si incontrano solo in istituzione ma sempre più spesso negli studi privati e, ancora di più, nei luoghi di consultazione, più accessibili degli studi privati, che alcuni psicoanalisti mettono in funzione. Come succede, ad esempio, nel consultorio dell’ALI a Milano, Edipo in città, dove chi si trova in difficoltà può trovare un orientamento anche se non ha formulato una vera e propria domanda d’analisi.

Ho letto il libro di Gambini tutto d’un fiato, durante un week-end, e, grazie a questo tipo di lettura, ho potuto apprezzarne il ritmo, la progressione delle argomentazioni, la costruzione, a tratti quasi pedagogica – lo dico con ammirazione perché non amo il linguaggio irrigidito del “lacanese” – delle tesi finali.

Gli interlocutori convocati sono molteplici: psicoanalisti, psichiatri, operatori, pazienti. Aggiungerei i comuni cittadini, potenziali elettori. Ho sempre pensato che un obiettivo peculiare della sinistra sia (o dovrebbe essere) quello di evitare la paranoia sociale e favorire piuttosto la tolleranza, il legame, l’accoglienza dello straniero ( e della straniera per antonomasia, cioè della donna). Se la paranoia vince la sinistra perde. Come negli States.

Il saggio dedica ai pazienti una quota notevole di simpatia intesa come la disposizione dello psicoanalista a essere preso, con il suo paziente, nel transfert e che in gergo psicoanalitico si chiama controtransfert. Che cosa significa?

Gambini dimostra con il suo stile, con il suo modo di presentare o alludere a un caso, che non si tratta solo di farsi coinvolgere nella domanda o di alleviare l’angoscia di chi ci sceglie come interlocutori, ma di una disponibilità preliminare, di una scelta: quella di chi assume una posizione di ascolto “benevolo”, privo di pregiudizi e sopratutto, cosa rara in una psichiatria dominata dai DSM (il manuale la cui prima edizione italiana è del 1980 e che è arrivato oggi alla V edizione), privo di ansia diagnostica.

Tanto per cominciare al rovescio, vado all’ultima parte del libro: il capitolo finale è dedicato alla psichiatria istituzionale ma parte da una domanda molto più generale che riguarda il nostro sociale e che dà per assodato che viviamo ormai in una società senza padri, senza che la funzione del padre venga occupata, in una società del tutto orizzontale come é stato spesso affermato in questi ultimi tempi. Gambini aggiunge qualcos’altro quando si chiede:

…è possibile una società senza padri che non esiti nell’appello ad un leader e che non sia diffusamente ed omogeneamente paranoica? (p.153).

Vale a dire: paranoia e totalitarismo vanno a braccetto, anche se il totalitarismo oggi può presentarsi sotto forme nuove. Qui l’attualità del libro risalta: la vittoria di Trump e gli argomenti della sua campagna elettorale sono una conferma di questa tesi. Gambini dà per scontati sia una tendenza psicotizzante nel nostro sociale (senza padri), sia una paranoia sociale diffusa e il rischio del totalitarismo... Leggi il seguito sul blog di Marisa Fiumanò

Marisa Fiumanò

Fabrizio Gambini, Paranoie. Tra psichiatria e psicoanalisi, Saperci fare con la psicosi, Franco Angeli 2015

a commento della serata in occasione della presentazione del libro di Fabrizio Gambini "Paranoie. Tra psichiatria e psicoanalisi, saperci fare con la psicosi"

Serata piacevole e molto interessante, alla Casa della Psicologia, l’8 Novembre scorso, in occasione della presentazione del libro dello psichiatra e psicoanalista Fabrizio Gambini, per trent’anni “militante” nel difficile mondo della salute mentale, o della follia, e per molti anni, prima del recentissimo pensionamento, direttore del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di un ospedale torinese.

di Françoise Rey

di Marisa Fiumanò

Proponiamo un articolo della dott.ssa Fiumanò scritto in occasione dell'uscita dell’edizione italiana del Dizionario di psicanalisi, firmato da Roland Chemama e Bernard Vandermesch per la cura del Laboratorio Freudiano. È il risultato di un lavoro di équipe che ha coinvolto una sessantina di collaboratori, dando luogo a una introduzione accessibile ai concetti di Lacan.

Concetti fondamentali della psicoanalisi -1