Dopo le Giornate di Studio di Milano
La psicanalisi di fronte al fatto religioso
Resoconto delle Giornate di Studio che si sono svolte a Milano il 4 e 5 ottobre 2008 nella sede della Casa della Cultura
Studiosi di teologia, filosofia, sociologia e antropologia sono intervenuti con gli psicanalisti per interrogarsi su un fenomeno del nostro tempo, il declino delle religioni tradizionali e la fioritura di nuove forme di religiosità.
Punto di partenza sono state le tesi di Freud che la fede e la credenza facciano parte della struttura soggettiva e che su questa dimensione inconscia si fondi la funzione d’eccezione occupata nella storia dal potere spirituale e temporale.
Questa funzione, garante della tenuta del legame sociale, va scomparendo. Anche se Freud era ostinatamente laico, questo non ha evitato alla psicanalisi l’accusa di essere “a rischio di religione” per la dimensione di sacralità, cioè di trascendenza che pone in essere. Sono state perciò toccate la questione della presenza del religioso nel cuore stesso dell’analisi, il rapporto con la lettera del testo, che cosa si intenda per trascendenza, la sua funzione, i modi in cui essa può prendere corpo, se si possa concepire una trascendenza laica.
Sono state evocate le ricerche di Marcel Gauchet, la sua tesi della religion de la sortie de la religion cioè di una religione senza trascendenza, che ha perduto il suo carattere di eteronomia così come quello di essere fondata sui testi sacri, di essere una religione del libro. Questo ha come conseguenza che la religione non è più una modalità del vivere insieme, possibile perché il legame sociale si stabilisce in riferimento ad una stessa trascendenza, ma è dell’ordine della credenza individuale. La nascita di nuove religioni si fonda oggi su un godimento edonista immediato piuttosto che sulla mancanza. Come esempio di questo fenomeno è stato da più parti citato il movimento dei Pentecostali in Brasile, movimento che ha un largo seguito perché lega l’idea della realizzazione di sé, della ricerca di spiritualità a delle forme di esaltazione e di godimento del corpo. Altri esempi ricordati, minoritari ma diffusi soprattutto fra i giovani, sono i movimenti “new age” impregnati di forme di religiosità ecologico-mistica e di venerazione della Madre-Terra. Abbiamo ascoltato tesi convergenti sul passaggio in atto da una religione della verità a forme di religione privata e personale, sul fatto che nuova religiosità e individualismo procedono a braccetto nelle nostre moderne democrazie.
Tesi cruciali e difficili sono state invece avanzate sul perché il fatto religioso riguardi la psicanalisi. La questione religiosa è esterna o interna all’analisi? Stendere un paziente sul divano significa produrre un fatto religioso? Quello che Lacan chiama il soggetto supposto sapere è un modo laico di definire Dio? Il transfert ha a che fare col sentimento religioso? È per questo che Lacan ha proposto la passe?
Questioni spinose e cruciali che rinviano a responsabilità collettive, della comunità analitica, ma anche individuali perché se l’analista è il suo stile, lo stile dell’analista e tutta la sua pratica clinica dipendono dal suo modo di intendere il transfert.
La questione del rapporto al testo, in particolare al testo sacro e ai testi fondatori, è stata sollevata per ricordare che la lettera non è il letterale ma un deposito che cade dal significante; che se nel mondo musulmano l’accesso alla lettera del testo ha conosciuto fasi storiche in cui è stato ben custodito perché c’erano condizioni precise per interpretarla e farla parlare, oggi si assiste invece ad un accesso selvaggio alla lettera; da qui la deriva fondamentalista.
C’è un rimedio a questa perdita di trascendenza? Ci sono altri modi di istituirla? Esistono forme di trascendenza che non siano costruite sul religioso? Trascendenza non sono solo i Nomi del Padre istituiti dalla religione. Anche l’immanenza può contenere la trascendenza quando prende in conto il tempo, la contingenza, la finitezza dell’essere umano, quando considera la responsabilità del soggetto moderno nei confronti delle sue scelte etiche. L’arte e l’amore sono stati citati come forme possibili di trascendenza nell’immanenza. Se Lacan parla di “Nomi del Padre” al plurale non è forse per indicare che la trascendenza non è solo il Nome del Padre della religione, ma un significante che può essere elevato alla dignità, alla verticalità della funzione Nome del Padre?
Marisa Fiumanò
Dicembre 2008

