27.04.04
Hans 100 anni. Il contributo di Jacques Lacan alla psicanalisi dei bambini
di Marisa Fiumanò
Presentiamo in anteprima online la prefazione di Marisa Fiumanò al fascicolo degli Atti del convegno che si è svolto a Milano l’8-9 novembre 2003: Hans 100 anni. Il contributo di Jacques Lacan alla psicanalisi dei bambini. Il centenario della nascita del piccolo Hans ci ha fornito l’occasione di organizzare, per la prima volta in Italia, delle giornate di studio sulle novità introdotte da Lacan nel campo della psicanalisi del bambino.
Con i colleghi di Grenoble, associati al lavoro di preparazione, abbiamo ritenuto che fosse necessario introdurre l’argomento perché in Italia sono perlopiù kleiniani gli analisti che si occupano di bambini.
Senza essere quello che si dice un “analista di bambini” Lacan si è costantemente occupato della clinica dell’infanzia, sia teoricamente, nei suoi seminari, sia sostenendo i progetti di pratica istituzionale dei suoi allievi e colleghi. Il seminario IV, La relazione d’oggetto e le strutture freudiane* tuttavia, interamente dedicato ad Hans, basterebbe da solo a darci la misura del suo contributo: il concetto di “piattaforma girevole” che riprenderà più tardi e che qui anticipa definendo la fobia una struttura transitoria che può virare verso la nevrosi o la perversione, il fatto di considerare il bambino come un analizzante a pieno titolo, la scrittura algebrica della metafora paterna, per darne solo degli esempi.
Poiché Lacan si è dato a questo studio approfondito, ed è la sola volta che trascorre un intero anno su un caso clinico, bisogna chiedersi, come suggerisce Hiltenbrand nelle sue conclusioni, a quale dimostrazione vuole convocarci. Egli si occupa così a lungo di Hans perché il suo è un caso di Edipo senza rimozione, cioè senza complesso di castrazione o con un complesso di castrazione in attesa. È qualcosa che succede spesso, anche nel caso dei piccoli analizzanti di oggi, come sottolinea Colette Brini interrogandosi sul posto che viene dato ai bambini all’interno della famiglia: quello di partner, di mini-adulto che non ha più il suo posto in un patto ma in un contratto, disalienato e che per questo perde la sua posizione di bambino.

Un Edipo portato a termine richiede, al contrario, un’iscrizione simbolica, un minimo di alienazione all’interno della quale il bambino possa iscriversi. Il lavoro analitico consisterà perciò in questa iscrizione a patto però di non interpellare i genitori in quanto tali, cioè in quanto educatori, ma in quanto uomo e donna, confrontati alla loro mancanza e al non-rapporto sessuale. Soltanto in questo caso può esserci psicanalisi del bambino; una psicoterapia, invece, si accontenterebbe della soppressione dei sintomi. È giustappunto il caso di Hans, che si può considerare una psicoterapia riuscita.
Per i bambini, esattamente come per gli adulti, non è il caso di fare della psicoterapia, di appellarsi al setting, termine che Freud non ha mai impiegato, ci ricorda Bergès: non si tratta di assicurarsi un quadro di riferimento ma di cogliere una struttura, non di contratto ma di leggi della parola e del linguaggio, visto che il bambino è sottomesso, come chiunque altro, al simbolico e che il simbolico è primo, cioè prevale e comanda.
Il testo di Albarello affronta anche la difficile questione dell’autismo e dei suoi neologismi così come Françoise Rey e Muriel Drazien si occupano della specificità dell’Edipo nella bambina.
Quanto ai bambini ipercinetici, agitati, incapaci di concentrazione, sono lì a ricordarci, dice Annie Maurin, che il bambino prende corpo nei primissimi tempi della relazione con la madre grazie alla sua funzione anticipatrice che lo caccia a forza nel simbolico, ma che questa funzione può incontrare delle difficoltà. Nazir Hamad e Renata Miletto discutono la specificità della direzione della cura con i bambini e le difficoltà del rapporto con i genitori o i tutors (nel caso di bambini in affidamento), Susana Morath che cosa produce la comparsa delle teorie sessuali infantili nel corso dell’analisi. Christine Dal Bon, infine, analizza un sogno inaugurale.
Quanto a Christian Rey e io, responsabili delle giornate di studio, cerchiamo di dimostrare l’attualità clinica di Hans, un bambino d’oggi.
Questo debutto in Italia della psicanalisi dei bambini lacaniana, se possiamo definirla così, non è stata soltanto un’introduzione ai contributi fecondi che Lacan ci ha lasciato in eredità, ma ha anche testimoniato di un lavoro comune vivace e in divenire che tiene conto delle difficoltà accresciute che hanno i bambini a trovare il loro posto nella filiazione.
Ci sono già giunti molti echi positivi da parte del pubblico, lavoratori della salute mentale, psicologi e psicanalisti, cosa che ci sembra dimostrare che, anche se talvolta, in Italia come altrove, i testi dei grandi psicanalisti dell’infanzia arrivano al grande pubblico trasformati in briciole educative, resta comunque uno spazio per la psicanalisi, poco importa se di bambini o di adulti.
* ed. it. Il Seminario. Libro IV. La relazione d’oggetto 1956-57, Einaudi, Torino, 1996
Il fascicolo può essere richiesto inviando una mail alla Segreteria
31.01.04
Che cos'è una psicoterapia?
di Charles Melman
Sembra che occorra sempre un’offerta per provocare una domanda. Detto altrimenti, la vostra domanda non saprebbe ciò che vuole se non incontrasse la suggestione di un’offerta messa in vetrina. Ora, non è questo il caso in psicoterapia. Qui è la vostra domanda, basata sulla ferma convinzione che esista da qualche parte un saggio capace, con la parola, di guarire la vostra difficoltà psichica che crea l’offerta. Per dirlo altrimenti, lo statuto di psicoterapeuta è una conseguenza, la conseguenza di un appello ingenuo convinto dell’esistenza e del potere di un tale saggio : è questa invocazione che lo mette in vetrina.
Ma che ne è del suo sapere ?
È qui che le difficoltà hanno inizio. Per il fatto che le concezioni a proposito della causalità della sofferenza psichica e sui mezzi di porvi rimedio sono, ben inteso, molto numerose. E tale pluralità comincia ben presto, a partire dalla filosofia greca in cui d’altra parte la tendenza analgesizzante – così è lo stoicismo – sembra meglio elaborata che nell’epicureismo. Come se ciò da cui innanzitutto occorresse difendersi fosse il dolore psichico.
Pare che oggi ci siano circa 700 diversi metodi di psicoterapia, ma è verosimile che un attento esame permetterebbe di riunirli in alcuni grandi gruppi, fondati su concezioni etiche specifiche.
L’ultimo venuto è, ovviamente, “scientifico”, si tratta del metodo cognitivo-comportamentale. Opta deliberatamente per trattare il cervello come se fosse un computer e per ritenere che i sintomi sono legati a un funzionamento difettoso dei circuiti. Per guarire sarebbe sufficiente riparare queste sconnessioni con una rieducazione graduale.
In tale modo di procedere si tratta di separare la soggettività e il comportamento, per meglio ripararlo. Tale metodo, che si suppone moderno – e scientifico – raggiunge di fatto una tradizione della saggezza comune – non solo orientale – che consiste nel fare il morto – agire come una macchina – per risparmiarsi il dolore della vita. E lasciamo stare i rischi del primato dato all’adattamento all’ambiente quando si sa che questo rischia di essere gravemente malato. In ogni caso ci stupisce che la nostra società “liberale” secerna ideologie identiche a quelle dei paesi totalitari.
Ma se la psicoterapia manca di un sapere costituito e utile a funzionare da referenza, come insegnarla?
Certo, esistono “Istituti di formazione” privati ma la loro pluridisciplinarietà – potete impararvi tutti i metodi più alla moda, compresa la psicanalisi resa in tal modo scolare – lascia temere che la loro intenzione non sia solamente scientifica. D’altra parte la pressione di queste “Federazioni” di psicoterapeuti sui poteri pubblici per vedersi riconosciuta l’esclusività di un mercato con il riconoscimento legale del loro diploma ha messo a nudo un “vuoto giuridico” che fin qui ciascuno aveva considerato senza preoccupazione. Da qui l’emendamento Accoyer per imporre un diploma universitario. Esso lascia tuttavia in sospeso la questione della possibilità stessa dell’insegnamento. Oltre alla diversità evocata, l’ambito considerato è sicuramente quello in cui l’equazione personale gioca la parte più importante. Tra l’acquisizione di un sapere e la sua pratica vi è un gap in cui s’insinua l’essenziale del vostro essere.
Allora il rimedio sorge spontaneo : bisognerà che lo psicoterapeuta segua una psicanalisi personale.
Eppure, non è sicuro. Per il fatto che una psicanalisi iniziata con fini professionali è fuorviata di principio. Si fa una psicanalisi per trattare un sintomo, non per far carriera. E se la psicanalisi è ben motivata all’inizio, il rischio è alla fine di diventare psicanalista e non più psicoterapeuta, attento dunque alla risoluzione del transfert e non più alla sua manipolazione.
Allora, dov’è la soluzione ?
Ma chi ha detto che ce ne sia sempre una?
Charles Melman
(traduzione di Alessandro Bertoloni)
Charles Melman, psicanalista e psichiatra, lavora a Parigi. È il fondatore dell’Association lacanienne internationale
22.01.04
Francia. Attacco alla psicanalisi
In Francia, roccaforte protetta dall’insegnamento di Lacan e dal lavoro di trasmissione di tanti suoi allievi, la psicanalisi sta subendo un duro attacco: rischia di essere classificata, dal punto di vista giuridico, come un sottoinsieme delle psicoterapie, come già da noi in Italia. gli psicanalisti francesi hanno saputo trovare una voce unitaria per opporsi a questa confusione, difendere la “laicità” della psicanalisi e la specificità della formazione che essa richiede. Pubblichiamo perciò volentieri un appello sottoscritto da diverse associazioni di psicanalisti francesi concernente l’articolo l 3231 della legge di salute pubblica detto “emendamento Accoyer” dal nome del suo firmatario.
Le Associazioni psicoanalitiche firmatarie di questo comunicato, che rappresentano più di 3.000 persone, sono sensibili alle preoccupazioni del legislatore in materia di salute e di salvaguardia del pubblico.
Tuttavia, allo stato attuale della sua formulazione, queste associazioni mettono in evidenza enormi riserve sulle disposizioni dell’articolo L 3231 della legge in materia di salute pubblica, detta “Emendamento Accoyer”.
Malgrado non vi sia menzionata la psicoanalisi, in questo emendamento sono riscontrabili due rischi:
– prima di tutto la creazione di una eventuale categoria di "psicoterapie dette psicoanalitiche", dissociate dalla psicoanalisi, laddove esse non possono essere seriamente praticate che da persone formate alla psicoanalisi.
– per questo fatto, le Associazioni di psicoanalisi si troverebbero private del ruolo insostituibile che sono le sole a poter sostenere nella formazione e nella trasmissione della psicoanalisi, ruolo che non era stato mai messo in questione lunga tutta la storia della psicoanalisi, dato che attiene alla particolarità propria della sua disciplina.
Le Associazioni psicoanalitiche sottoscritte chiedono dunque sia il ritiro del testo attuale dell’emendamento, sia la sua modifica, ma solo dopo il dispiegarsi di un dibattito tra le Associazioni psicoanalitiche, i parlamentari e i Ministri interessati.
Association lacanienne internationale
Espace analytique
Forums et Ecole de psychanalyse du Champ lacanien
Société de Psychanalyse freudienne
Fondation européenne pour la Psychanalyse
Aleph
Analyse freudienne
Centre Limousin d’Etudes freudiennes
Le cercle freudien
Le coût freudien
Psychanalyse actuelle
Séminaires psychanalytiques de Paris
Fédération des ateliers de psychanalyse
Fédé psy. Ecole psychanalytique de Strasbourg
03.06.03
La sublimazione
Venerdì 6 giugno 2003 ore 18
Sala attigua alla Libreria Claudiana, via Sforza 12/a Milano
Conferenza di
Muriel Drazien
La sublimazione
Secondo Freud, le creazioni dell’uomo in campi come l’arte, la scienza, la ricerca teorica sono prodotte dalla pulsione sessuale benché sembrino molto lontane da questa loro origine. Attraverso il processo di sublimazione la meta della pulsione può essere ugualmente raggiunta, malgrado il cambiamento d’oggetto, e la soddisfazione ottenuta è psichicamente comparabile a quella raggiunta per via sessuale. La sublimazione sarebbe dunque ciò che soddisfa le esigenze della civiltà permettendo il compimento delle più grandi opere dell’uomo senza rimozione.
Lacan riprende la tesi di Freud e nel VII seminario, dedicato a “L’etica della psicanalisi”, la collega al nuovo concetto che introduce, Das Ding, La Cosa e propone questa formula: la sublimazione eleva un oggetto alla dignità della Cosa. È ciò che avviene nell’amor cortese dove l’oggetto femminile appare sublimato e promosso alla dignità della Cosa benché questo non abbia alcuna corrispondenza con l’effettiva condizione delle donne nel medio evo, del tutto prive di libertà propria. L’amor cortese espresso dall’arte dei “trovatori”, era un esercizio poetico, un modo di giocare con un certo numero di temi convenzionali, idealizzanti, ma che non avevano corrispondenza con la realtà. E tuttavia questi ideali, in primis quello della Dama, tornano in epoche successive, e fino alla nostra.
Muriel Drazien è psicanalista, direttrice del Laboratorio freudiano per la formazione degli psicoterapeuti. Vive e lavora a Roma.
Ingresso 10 euro
Sabato 7 giugno la dott.ssa Drazien terrà un seminario.
Ingresso su iscrizione il venerdì prima della conferenza.

